Odi et Amo (carme 85) – Catullo

Traduzione

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Odio e amo. Forse chiedi perché io faccia ciò.
Non lo so, ma mi accorgo che accade e sono messo in croce.

Forma metrica: distico elegiaco.

 

Analisi

  • Odi: perfetto risultativo in accostamento ossimorico con il presente amo;
  • requiris: colui che pone la domanda non ha né nome né identità. Potrebbe essere un amico del poeta, un confidente o la stessa Lesbia. Catullo evita di proposito l’inserimento della determinazione: non è importante la domanda ma l’analisi a cui egli deve sottoporsi per rispondere;
  • faciam: congiuntivo presente di forma attiva che indica una volontà di ricercare razionalmente (attivamente) il motivo dell’assurda compresenza dei due sentimenti. Rispecchia dunque la volontà del poeta.
  • faciam fortasse: allitterazione del suono fricativo f;
  • Nescio: essendo isolato e in posizione iniziale del verso focalizza l’attenzione del lettore;
  • fieri: è il passivo di facio (vedi prima), questo mette in evidenza come la volontà di controllo razionale sia del tutto impotente;
  • excrucior: verbo composto dal sostantivo crux. La croce, nel mondo latino, era  – a differenza del pensiero moderno mediato dalla cultura cristiana – uno strumento di tortura che implicava un tipo di sofferenza umiliante, degradante perché in genere riservata agli schiavi. Nell’usare questo termine così forte Catullo mette quindi in evidenza la propria sofferenza per l’incapacità di comprendere il suo sentimento.  Non solo è straziato ma è anche umiliato, ridotto in schiavitù, privato di qualsiasi dignità razionale. Questa totale passività è confermata dalle  forme verbali passive del secondo verso (excrucior, fieri).


Commento

Si tratta del carme CXXXV, tratto dalla raccolta poetica di Gaio Valerio Catullo intitolata Carmina Liber (I a.C.).

I due verbi in posizione ossimorica sintetizzano il contrasto psicologico che il poeta prova: la presenza dell’amore e dell’odio comporta un’esasperazione sentimentale. L’analisi di questo sentimento è ridotta all’ “essenza”: lo conferma la struttura del verso, priva di aggettivi e quindi di specificazioni qualitative, e principalmente dotata di verbi, di determinazioni di questa cruda realtà.

Il motivo non è nuovo ma si trovava già precedentemente nel mondo greco, in particolare nei poeti Teognide, Anacreonte e nel drammaturgo Sofocle. Questo componimento ha, tuttavia, il pregio di essere il primo a trasmettere il concetto in una forma estremamente ristretta e drammatizzata, semplice, colloquiale e priva di abbellimento.

 

Approfondimenti ed Esercizi

 

Fonti

  • Conte G.B.: Letteratura Latina, dall’alta Repubblica all’età di Augusto (Le Monnier, vv. ed.);

  • Lippi D.: Lezioni su Catullo (Liceo Classico G. Carducci, 2014).

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