Il Teatro Romano

Il Theatrum: nascita, architettura e soggetti

Si può dire che il teatro romano nasca a Roma nel 240 a.C. quando, durante i ludi Romani, Livio Andronico mise in scena una tragedia di Sofocle tradotta in latino. In seguito, grazie al successo ottenuto, anche durante altre festività religiose  furono messi in scena spettacoli teatrali. Si trattava di un fenomeno di massa che coinvolgeva tutte le classi sociali.

Modellino di un teatro romanoA livello architettonico, i teatri romano erano inizialmente costruzioni provvisorie in legno, che venivano allestite in occasione delle rappresentazioni e poi smantellate. Spesso erano costituite solamente da un palcoscenico (pulpitum) eda un fondale (scaena). Sulla scaena erano rappresentate le facciate degli edifici in cui si svolgeva l’azione.
Il pubblico stava in piedi ma ben presto furono sistemati dei subsellia, cioé dei sedili.
La struttura derivava da quella del teatro greco ma con piccole differenze: l’orchestra – che nel teatro greco era circolare ed era il luogo dove il coro danzava – diviene semicircolare, perde la sua funzione e ospita semplicemente i posti riservati ai senatori. A sostituire i posti in piedi fu costruita, per i teatri divenuti “fissi”, la cavea: si trattava di una gradinata semicircolare inclinata che, a differenza di quella greca costruita su pendii naturali, era creata artificialmente.

Le rappresentazioni avvenivano di giorno ed erano illuminate dalla luce del sole. Il pubblico stava all’ombra grazie al velarium, un telone di lino manovrato con un sistema di corde. Interessante la presenza di effetti speciali, già adottati nei teatri greci (in particolare per gli spettacoli di Euripide): le divinità venivano calate dall’alto grazie ad un argano (deus ex machina) e i personaggi provenienti dall’oltretomba comparivano passando da una botola.

Ogni compagnia teatrale (grex) aveva sia i propri fan che persone pagate per applaudire (plausores).

Le rappresentazioni erano ricche di balletti e musiche, le scene erano movimentate da intrecci avventurosi. Accompagnava la recitazione, stando sul palco e seguendo gli attori, un flautista (tibicen) o una flautista (tibicina), che suonava le tibiae (uno strumento a fiato composto da due canne).

Le commedie e le tragedie venivano interpretate da schiavi o liberti, mentre gli uomini liberi recitavano nelle Atellane, forme teatrali d’improvvisazione con personaggi fissi (come Dossenus, il gobbo furbo, Pappus, il vecchio rimbambito, Bucco, lo spaccone, Maccus, il mangione sciocco) che avevano ciascuno una propria maschera e un proprio costume.
C’era poi il mimo (mimus), sempre con personaggi fissi, in cui – a differenza degli altri generi teatrali – le parti femminili erano interpretate da donne.

Gli attori erano organizzati in compagnie (greges), guidate da un capocomico (dominus gregis). L’interpretazione di un personaggio era affidata a due attori: l’histrio, che curava la mimica, e il cantor, che dava voce al personaggio nel cantato e nel recitato.

Approfondimenti ed Esercizi

  • in aggiornamento

Fonti

  • Conte G.B.: Letteratura Latina, dall’alta Repubblica all’età di Augusto (Le Monnier, vv. ed.);

  • Perutelli A., Paduano G., Rossi E.: Storia e testi della Letteratura Latina – Dalle Origini all’età di Cesare (Zanichelli, vv. ed.);

  • Beare W.: I Romani a teatro (Biblioteca Universale Laterza, 1986);

  • Marchegiani S.: Lessico e famiglie di parole nella civiltà latina (DigiPub – UniRoma, 2014)

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